Come ottenere il massimo da una location open space? Tre semplici accorgimenti che fanno la differenza

Gli spazi aperti rappresentano una delle soluzioni più diffuse nel panorama dell’organizzazione moderna di ambienti di lavoro e di eventi. Una location open space offre flessibilità progettuale e consente di ottimizzare i costi di gestione, ma richiede una strategia consapevole per evitare che l’assenza di barriere fisiche generi confusione percettiva e disordine operativo. Eva Baldinotti, ideatrice e organizzatrice di eventi in location non convenzionali, ha sviluppato nel corso dei suoi progetti una metodologia basata su tre principi cardine che trasformano uno spazio aperto in un ambiente funzionale e suggestivo.
Zonizzazione semantica attraverso installazioni creative
Il primo accorgimento consiste nell’implementare una zonizzazione che non utilizza muri fisici, bensì elementi visivi e percettivi. Questo approccio, denominato zonizzazione semantica, suddivide lo spazio attraverso installazioni creative che fungono da delimitatori invisibili pur mantenendo la continuità visuale complessiva.
La tecnica prevede l’uso di elementi verticali leggeri, quali tappezzerie tessili sospese, strutture modulari trasparenti o addirittura sequenze di piante in vaso di dimensioni significative. Questi elementi non ostruiscono la vista globale della location, ma comunicano chiaramente dove un’area inizia e un’altra termina. Nel contesto di Organizzazione spaziale, questa metodologia consente di definire microclimi sensoriali differenti.
Potrebbe interessarti anche
Location panoramiche: il dettaglio che rende memorabile ogni evento senza investimento extra
Come verificare l’acustica di una sala per eventi? Un controllo facile che previene spiacevoli sorprese
Sicurezza elettrica negli eventi: accorgimenti fondamentali che tutelano ospiti e organizzatori
Come scegliere un format evento innovativo? Strategie che semplificano l’organizzazioneEva Baldinotti ha implementato questo sistema nei suoi ultimi lanci di prodotto, creando transizioni di zone mediante pareti leggere costruite in legno lamellare, dipinte con colori complementari alla brand identity del cliente. Il risultato è uno spazio che mantiene apertura e luminosità, mentre le persone riescono a orientarsi intuitivamente grazie ai segnali visivi diffusi.
Un altro elemento fondamentale è l’illuminazione differenziata per zona. L’impiego di sistemi di lighting personalizzati permette di creare distinzioni percettive immediate: una zona espositiva può richiedere lux intensi (350-500 lux secondo le norme UNI EN 12464-1), mentre un’area conversazione beneficia di illuminazione più soffusa (200-300 lux). Questa variazione nel profilo luminoso aiuta il cervello umano a elaborare spazi distinti, riducendo il carico cognitivo.
Gestione acustica e isolamento del rumore
Il secondo accorgimento riguarda l’attenuazione del rumore ambiente, elemento spesso sottovalutato nelle location open space. L’assenza di divisori fisici comporta la propagazione del suono in modo omogeneo, generando quello che acustici definiscono “campo sonoro diffuso”. Questo stato produce stress e riduce la capacità di concentrazione, fattore critico in contesti dove simultaneamente si svolgono attività differenti.
La soluzione tecnica prevede l’installazione di pannelli fonoassorbenti, posizionati strategicamente in zone di transizione. Questi pannelli, realizzati in materiali porosi come lana di roccia rivestita di tessuto, hanno la proprietà di dissipare l’energia sonora mediante assorbimento. Il coefficiente di assorbimento acustico (SAA) di questi materiali varia tra 0,7 e 0,9 nelle frequenze medie, determinando un’attenuazione significativa.
Un secondo livello di intervento consiste nella creazione di “isole sonore controllate”. Aree specifiche dotate di pareti leggere possono beneficiare di sistemi di white noise controllato, una tecnologia che genera un sottofondo sonoro bianco che maschera picchi acustici fastidiosi. Questo approccio è stato implementato negli spazi dedicati alle presentazioni aziendali organizzate da Baldinotti, dove il disturbo derivante da conversazioni periferiche viene naturalmente mitigato.
Va considerato anche l’aspetto del design delle superfici: materiali come moquette, tappeti in gomma e rivestimenti in tessuto assorbono il suono meglio di pavimentazioni rigide. In un open space, la proporzione tra zone rivestite e zone in materiale rigido influisce direttamente sul tempo di riverbero dell’ambiente, parametro misurato in secondi e critico per la qualità percepita dello spazio.
Circolazione spaziale e visual hierarchy
Il terzo elemento strategico concerne l’architettura della circolazione e la gerarchia visiva all’interno dello spazio. Un open space efficace presenta percorsi chiari, vie di movimento intuitive che guidano il flusso umano senza creare congestioni o zone morte.
La teoria della visual hierarchy prevede l’utilizzo di elementi primari, secondari e terziari per guidare lo sguardo e il movimento. Nel contesto di una location aperta, gli elementi primari possono essere installazioni artistiche di grande impatto, posizionate nei nodi nodali dello spazio. Gli elementi secondari includono segnaletica direzionale discreta, sedute tematiche, elementi divisori leggeri. Gli elementi terziari sono dettagli quali illuminazione d’accento, texture di pavimentazione, piccoli pezzi di arredo.
Eva Baldinotti applica questo principio creando “percorsi narrativi” all’interno dello spazio, dove ogni zona rappresenta un capitolo della storia che l’evento intende raccontare. Ad esempio, in un lancio di collezione moda organizzato in un warehouse convertito, la circolazione era strutturata per guidare i visitatori attraverso aree tematiche differenti: ingresso immersivo, zona history del brand, area collezione, spazio interazione e closing experience.
L’implementazione pratica prevede l’uso di marker visivi: variazioni di colore nel pavimento (strisce direzionali in vernice antiscivolo), cambiamenti di quota attraverso pedane modulari, allineamento di arredi e elementi verticali. Questi strumenti creano flusso senza sacrificare l’esperienza estetica complessiva.
Un elemento spesso trascurato è la densità di occupazione prevista. Secondo le normative antincendio, ogni persona richiede uno spazio minimo di 1,2-1,5 metri quadri. In fase di progettazione, questo parametro deve guidare l’allocazione dei servizi (bar, bagni, reception) per evitare che aree ad alta funzionalità diventino colli di bottiglia. La distribuzione razionale di questi nodi riduce naturalmente congestioni e disagio percepito.
Implementazione integrata
L’efficacia massima di una location open space emerge quando questi tre accorgimenti operano in sinergia. La zonizzazione visiva supporta la gestione acustica, creando microclimi isolati; la visual hierarchy potenzia la circolazione spaziale, rendendo la navigazione intuitiva anche in ambienti apparentemente caotici.
Nel repertorio progettuale di Baldinotti, questa triplice implementazione ha consentito di trasformare spazi disadatti in ambienti performanti, capaci di ospitare contemporaneamente centinaia di persone senza trasmettere sensazione di affollamento. Il dettaglio ricercato e la capacità di raccontare narrative visive rappresentano la firma di questi interventi, dimostrando che uno spazio aperto, se progettato consapevolmente, non è una limitazione ma un’opportunità per creare esperienze immersive.

Location con servizi integrati: il vantaggio concreto per chi vuole organizzare tutto senza stress
Spazi all’aperto per eventi estivi: gli aspetti da non trascurare per evitare problemi meteorologici
Come si organizza un open day indimenticabile? La differenza sta in un dettaglio poco considerato
Laboratori creativi per eventi: perché coinvolgono più degli spettacoli tradizionali